PROGETTO "OLTRE L'OBIETTIVO, NEGLI OCCHI DEI BAMBINI"

Che cosa c'è nello sguardo di un bambino Non esiste forse una domanda più difficile, perché nell'iride di un bambino si concentra un intero mondo - o una pluralità di mondi - che scatena una serie di creazioni, invenzioni, fantasie, quasi mai legate a un sistema di logica razionale come potrebbe intenderlo un adulto. Il più importante scrittore italiano per l'infanzia del Ventesimo secolo, Gianni Rodari, parlava in proposito di grammatica della fantasia, di una costruzione che all'interno dell'intelligenza infantile segue percorsi alternativi a quelli della logica, ovvero pre-logici, o al di là della logica, e tuttavia in grado di raggiungere verità profonde che a volte le nostre sovrastrutture culturali ci impediscono di riconoscere.

Diamogli un foglio bianco, a queste bimbe e a questi bimbi: comincerà a svilupparsi sotto i nostri occhi increduli un giardino complesso e labirintico, un linguaggio forse incomprensibile, almeno per noi, e invece magico e prezioso. Diamogli un pezzo di legno, un barattolo, e immediatamente nascerà una musica una musica che non rientrerà in nessuno dei generi che siamo abituati ad ascoltare e valutare, perché sarà fatta della materia impalpabile dei sogni. Diamogli una macchina fotografica, come hanno fatto Massimo Casari e la sua fondazione, e i bambini semplicemente reinventeranno i loro quartieri, la loro città, le loro case e famiglie. Inventare nuovamente, perché attraverso il duplice filtro dell'obiettivo e degli occhi infantili la realtà viene profondamente trasformata e quasi trasfigurata.

C'è indubbiamente un interesse di tipo sociologico nell'iniziativa di Casari, che ci dà la possibilità di sapere direttamente come i bambini e adolescenti delle zone più svantaggiate di Cochabamba vedano l'ambiente in cui si trovano a vivere, e in che modo elaborino le proprie esperienze esistenziali. Tuttavia esiste al tempo stesso un aspetto artistico e poetico, in quanto tutte queste foto, senza eccezione alcuna, sono straordinarie interpretazioni estetiche e spirituali del materiale che è stato consegnato ai giovani fotografi insieme alla macchina fotografica: le case, le pareti, le famiglie e gli spazi urbani e periferici acquistano così connotati nuovi e commoventi.

 

E infine c'è una profonda dimensione sociale: il gioco collettivo che ha coinvolto i protagonisti di questo libretto è anche un mezzo affinché possano impossessarsi di un'appartenenza al tessuto sociale della città che altrimenti - e purtroppo - finirebbe in molti casi per respingerli. In quest'ottica l'esperimento fotografico non è altro che uno dei tanti interventi che la Fondazione Casari sta realizzando in Bolivia, partecipando in modo significativo al recupero, alla protezione e allo stimolo delle nuove generazioni, patrimonio insostituibile del Paese e dell'umanità tutta: l'aiuto allo studio, l'integrazione dell'alimentazione, il gioco, il calcio e gli altri sport sono parte di un unico progetto animato da straordinaria passione ma anche da serietà e competenza, e che l'Ambasciata d'Italia intende sottolineare e sostenere.